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YOGA
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Oltre le Asana

Andare oltre le posizioni

Prima di imparare a “posare”, impariamo a muoverci

L’allineamento nello yoga è un concetto relativamente nuovo, considerando l’età effettiva conosciuta della disciplina. Così come lo conosciamo noi, l’allineamento è stato introdotto in occidente da B. K. Iyengar, creando un metodo apposito per gli occidentali che comprendesse la cura dell’allineamento delle parti del corpo, come anche l’ausilio di attrezzi come mattoncini, cinghie e coperte per svolgere le posizioni. La pratica è fondata su principi di anatomia che vogliono prevenire o curare disturbi fisici, quindi lavorare in maniera terapeutica. L’idea di base è molto positiva. Inserendo l’utilizzo di attrezzi la persona può praticare qualunque posizione senza rischiare una lesione e, a lungo andare, migliorare la postura. Nello yoga classico in India, l’allineamento non era così importante. Sappiamo infatti, che la ragione vera per la quale lo yoga si praticava era per tenere il corpo sano e in forma per essere in grado di resistere le lunghe ore di meditazione. La nostra cultura ha bisogno di struttura e regole per sentirsi a suo agio. Siamo molto più competitivi e abbiamo bisogno di raggiungere uno scopo, in tutto quello che facciamo. Siamo abituati a pensare che per raggiungere una meta, dobbiamo soffrire e sforzarci in maniera disumana. Il famoso concetto del “no pain, no gain”, tradotto come “senza dolore non c’è vittoria”, è, a tutti gli effetti, il motto dei nostri giorni. Ma, se osserviamo il comportamento degli animali in natura, come quello di un leone a caccia, non lo vediamo sprecare energie inutili per raggiungere la sua preda. Utilizza esattamente ciò di qui ha bisogno, nel momento in cui ne ha bisogno, per lo scopo giusto. E tutto ciò di cui non ha bisogno, non lo utilizza. Ha una padronanza del suo corpo che noi abbiamo perso.

Quindi lo yoga oggi, si è evoluto diventando lo specchio dei problemi che sperimentiamo nella nostra società moderna. Promuove la separazione anziché l’unione – intrinseca nel significato della parola yoga – spingendo i praticanti a fare posizioni estreme e movimenti intimidanti. Mira alla competizione attraverso il focus sull’allineamento perfetto e verso scopi effimeri, il quale porta inevitabilmente allo stress. Alla fine, nella maggior parte dei casi, finisce in dolori e lesioni. Senza veramente volerlo, abbiamo creato una pratica di stress e frustrazione anziché di pace e contentezza. Lo yoga oggi dovrebbe essere un modo per rallentare e imparare a muoverci in modo naturale, con lo scopo di diventare più sensibili ed essere capaci di ascoltare il nostro corpo. Ci guida nella concentrazione sul processo, piuttosto che sulla posizione. Non si tratta di perfezionare una posizione; ma piuttosto di scegliere i movimenti in base a quello che ci fa star bene nel momento presente, così come anche a lungo termine. Cerchiamo di prendere confidenza con il nostro limite, esplorando con amorevole gentilezza, così espandendo la nostra zona di comfort. Questo è il processo, non la meta finale.

Muoversi con naturalezza prima di cercare l’allineamento perfetto

Praticando sempre di più, e sperimentando diversi stili, ho capito che per me quello che realmente conta, è la consapevolezza del proprio corpo, delle sensazioni e del movimento. Il movimento naturale è il primo passo da affrontare. La nostra quotidianità è circondata da stress nascosto in diverse forme, sia fisiche che mentali ed emotive. Questo stress viene interpretato dal nostro corpo e mente come tensione. La tensione si accumula a livello fisico, ma anche a livello mentale. Il movimento naturale ci può aiutare a sciogliere tutte queste tensioni. Rimanendo connessi con le nostre sensazioni, mentre si respira profondamente muovendoci seguendo queste sensazioni, si promuove la “risposta di rilassamento” – una reazione chimica che promuove il benessere. In questo luogo è dove vorremmo rimanere il più a lungo possibile, ma molto più spesso rimaniamo perennemente incastrati nella “risposta di attacco o fuga” – un tipo diverso di ormone chimico che serve ad aiutarci in caso di pericolo.

La risposta di attacco o fuga è un meccanismo fisico che si attiva in caso di un attacco. Serve principalmente agli animali e umani a mandare tutte le forze del corpo laddove è necessario in caso di un attacco da un predatore. Quando viviamo una minaccia vera o immaginaria, sia direttamente al nostro corpo – come quando siamo sotto attacco di un predatore -, o un senso di autostima bassa – come una auto-critica negativa -, si attiva la risposta di attacco o fuga dal nostro sistema nervoso simpatico e il nostro corpo si riempie dell’ormone dello stress chiamato cortisolo. A corto termine, il cortisolo ci da un boost di energia e concentrazione. Il nostro battito cardiaco aumenta e la nostra pressione sanguigna pure, il respiro diventa veloce e corto. In poche parole, la nostra energia viene spostata dal sistema di manutenzione e riparazione per essere mandata ai nostri muscoli. Un sistema molto utile per quando stiamo scappando da un predatore. Questo sistema era molto utile per i nostri antenati, ma oggi siamo a contatto anche con minacce psicologiche, come la propria percezione del sé e le ansie o preoccupazioni per l’avvenire. Viviamo in una costante eccitazione del nostro sistema simpatico e vivendo con il cortisolo in circolo continuo fino a quando il nostro corpo non ce la fa più e iniziamo ad ammalarci, sia mentalmente che fisicamente.

A lungo andare, il cortisolo attraversa i muscoli, fino a raggiungere il sistema immunitario, il cuore e i tessuti del cervello, e porta anche squilibrio all’equilibrio naturale degli ormoni necessari per essere di buon umore. La parte reattiva e più antica del nostro cervello prende più forza della parte più evoluta e saggia. Così, reagiamo in modo automatico senza poterci contenere. Il sistema parasimpatico svolge il lavoro opposto del simpatico, riportando sangue alle funzioni di riparazione e manutenzione del corpo per migliorare la digestione, il sistema immunitario, la riproduzione, il sonno e gli ormoni del buonumore. Quando il nostro cervello primitivo si spegne, sorge nuovamente la parte più sensibile ed evoluta del nostro cervello – la corteccia prefrontale – per riaprire la nostra prospettiva del mondo. Vediamo nuovamente in modo chiaro e siamo in grado di rimettere in ordine le nostre priorità: ciò che amiamo e i nostri valori. Durante una pratica di movimento consapevole, impariamo ad attivare il sistema parasimpatico attraverso il corpo e la mente.

Nel corpo si cerca di concentrarsi sul mantenere i muscoli rilassati. Un muscolo teso dice al nostro cervello che c’è pericolo da qualche parte; un muscolo rilassato gli dice invece che non c’è niente di cui preoccuparsi, che siamo a salvo. Ma evitando di concentrarsi sulla meta della posizione, non abbiamo più bisogno di “sistemare” quello che stiamo facendo sbagliato, e quindi non abbiamo bisogno di portare i muscoli in tensione e attivare il nostro sistema nervoso simpatico. Muovendoci con grazia e facilità, esplorando con curiosità e ascoltando il proprio corpo, rimaniamo nei momenti dove ci sentiamo bene e non dove ci fa male; i nostri muscoli si rilassano e sosteniamo il nostro sistema parasimpatico. In sintesi, un corpo calmo e rilassato dice al nostro cervello che siamo a salvo, permettendo al nostro sistema di “reazione di attacco o fuga” di spegnersi. La nostra mente risponde a stimoli dell’ambiente che ci circonda e attivan processi psicologici che sono inconsci. Purtroppo, il nostro cervello non differenzia tra uno stimolo esterno – come una tigre che ci attacca, un caloroso abbraccio o un tenero gattino – da uno interno, come una preoccupazione, un ricordo malinconico, o un pensiero di orgoglio. Perciò, come noi ci relazioniamo con noi stessi in ogni singolo momento della giornata, influisce in modo molto potente sugli schemi neurali del cervello, e alla fine, su come ci sentiamo con noi stessi e il mondo che ci circonda.
Con il tempo, i praticanti di yoga che praticano questa gentilezza sul tappetino, iniziano a trasportarla oltre il tappetino. Nella vita quotidiana, quando sorgono emozioni e pensieri difficili, piuttosto che giudicare sé stessi costantemente in modo critico o nascondendo i nostri sentimenti attraverso il cibo, l’alcool, shopping o navigando su internet; i praticanti imparano ad ascoltare le sensazioni del corpo e a calmarsi attraverso l’ascolto e la gentilezza rivolta verso l’interno. Lentamente la curiosità su quello che accade, la respirazione profonda e l’apertura mentale alle salite e discese dell’esistenza diventano abitudini dell’essere che portano a una migliore consapevolezza del sé. Quindi, lo yoga del movimento consapevole abbraccia il movimento naturale, così che ogni persona possa trovare l’allineamento con sé stessi, e non con una immagine predefinita che hanno visto su Instagram. Si vuole riconoscere che ogni persona è unica, con il suo corpo individuale, la sua storia personale e necessità diverse, così guidando ognuno a scoprire la loro migliore forma e movimento dall’interno verso l’esterno, e non viceversa. Attraverso il movimento si trova la porta per ricollegarsi con il proprio sé interiore, con sé stessi e ciò che accade interiormente.

 

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