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Risposta di “attacco o fuga”

LA SCIENZA DIETRO IL METODO DI YOGA CHE INSEGNO

Perché non serve a niente allungare il nostro corpo fino allo sfinimento? Il nostro corpo è progettato per proteggerci in caso di necessità. Dobbiamo essere in grado di distinguere cosa percepisce il nostro corpo come una minaccia e cosa, invece, può creare l’effetto contrario.

La nostra quotidianità è circondata da stress nascosto sotto diverse forme, sia fisiche che mentali ed emotive. Questo stress viene interpretato dal nostro corpo e mente come tensione. La tensione si accumula a livello fisico, ma anche a livello mentale. Il movimento naturale ci può aiutare a sciogliere tutte queste tensioni.

Rimanendo connessi con le nostre sensazioni, mentre si respira profondamente e ci si muove dolcemente, si promuove la “risposta di rilassamento” – una reazione chimica che promuove il benessere. In questo luogo è dove vorremmo rimanere il più a lungo possibile, ma molto più spesso rimaniamo perennemente incastrati nella “risposta di attacco o fuga” – un tipo diverso di ormone chimico che serve ad aiutarci in caso di pericolo.

La “risposta di attacco o fuga”, più famosa come “the fight or flight response” è un meccanismo fisico che si attiva in caso di un attacco. Serve principalmente agli animali e umani a mandare tutte le forze del corpo laddove è necessario in caso di un attacco da un predatore. Quando viviamo una minaccia vera o immaginaria, sia direttamente al nostro corpo – come quando siamo sotto attacco di un predatore -, o un senso di bassa autostima – come una critica negativa del collega -, si attiva la “risposta di attacco o fuga” dal nostro sistema nervoso simpatico e il nostro corpo si riempie dell’ormone dello stress chiamato cortisolo. A corto termine, il cortisolo ci da un boost di energia e concentrazione. Il nostro battito cardiaco e la nostra pressione sanguigna aumentano, il respiro diventa veloce e corto.

In poche parole, la nostra energia viene spostata dal sistema di manutenzione e riparazione (organi) per essere mandata ai nostri muscoli.

Un sistema molto pratico per quando stiamo scappando da un predatore.

Serviva molto ai nostri antenati, ma oggi siamo a contatto anche con minacce psicologiche: come la propria percezione del sé, come dovremmo comportarci e le preoccupazioni per il futuro. Viviamo in una costante eccitazione del nostro sistema simpatico e vivendo con il cortisolo in circolo continuo fino a quando il nostro corpo non ce la fa più e iniziamo ad ammalarci, sia mentalmente che fisicamente.

A lungo andare, il cortisolo attraversa i muscoli, fino a raggiungere il sistema immunitario, il cuore e i tessuti del cervello, e porta anche squilibrio all’equilibrio naturale degli ormoni necessari per essere di buon umore. La parte reattiva e più antica del nostro cervello prende più forza della parte più evoluta e saggia. Così, reagiamo in modo automatico senza poterci contenere.

Il sistema parasimpatico svolge il lavoro opposto del simpatico, riportando sangue alle funzioni di riparazione e manutenzione del corpo per migliorare la digestione, il sistema immunitario, la riproduzione, il sonno e gli ormoni del buonumore. Quando il nostro cervello “primitivo” si spegne, sorge nuovamente la parte più sensibile ed evoluta del nostro cervello – la corteccia prefrontale – per riaprire la nostra prospettiva del mondo. Vediamo chiaramente e siamo in grado di capire nuovamente le cose che sono veramente importanti, ciò che amiamo e i nostri valori.

Durante una pratica di yoga basata sul movimento consapevole, impariamo ad attivare il sistema parasimpatico attraverso il corpo e la mente.

Nel corpo si cerca di concentrarsi sul mantenere i muscoli rilassati.

Un muscolo teso dice al nostro cervello che c’è pericolo da qualche parte; un muscolo rilassato gli dice invece che non c’è niente di cui preoccuparsi, che siamo a salvo.

Ma evitando di focalizzarsi sulla posizione che vogliamo raggiungere, non abbiamo più bisogno di “sistemare” quello che stiamo facendo sbagliato, e quindi non abbiamo bisogno di portare i muscoli in tensione e attivare il nostro sistema nervoso simpatico. Muovendosi con grazia e facilità, esplorando con curiosità e ascoltando il proprio corpo, rimaniamo nei momenti dove ci sentiamo a proprio agio e lontano dal dolore; i nostri muscoli si rilassano e supportiamo il nostro sistema parasimpatico.

In sintesi, un corpo calmo e rilassato dice al nostro cervello che siamo a salvo, permettendo al nostro sistema di “reazione di attacco o fuga” di spegnersi. La nostra mente risponde a stimoli dell’ambiente che ci circonda e attiva processi psicologici che sono inconsci. Purtroppo, il nostro cervello non è in grado di capire la differenza tra uno stimolo esterno – come una tigre che ci attacca, un caloroso abbraccio o un tenero gattino – da uno interno – come una preoccupazione, un ricordo triste, o un pensiero egocentrico -. Perciò, come noi ci relazioniamo con noi stessi in ogni singolo momento della giornata, influisce in modo molto potente sugli schemi neurali del cervello, e alla fine, su come ci sentiamo con noi stessi e il mondo che ci circonda.

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