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YOGA

L’alimentazione Yogica

ALIMENTAZIONE YOGICA

“[…] più la dieta è sana e pura e più c’è limpidezza interiore. […] Lo yoga, che pone fine alla sofferenza, è per colui che è misurato nel cibo e nel divertimento […]” .

Bhagavad-gita

 

INTRODUZIONE

Quando si parla di alimentazione yogica si intende un nutrimento che coinvolge in modo armonioso il corpo, la mente e lo spirito dell’uomo. Lo scopo principale è quello di favorire la meditazione, creando lo spazio mentale, fisico e spirituale per la calma interiore, la tranquillità e la pace.
Il seguente articolo si riferisce a uno stile di vita lontano dalla nostra quotidianità, così come illustrata nelle scritture nel libro “Alimentazione Yoga” di Paramhansa Yogananda (Vidyananda Edizioni); il quale risulta molto distante dalla nostra cultura e ambiente, ciò nonostante offre spunti interessanti e molto rilevanti.

Sappiamo tutti che l’alimentazione sta alla base del benessere e della salute, ma raramente troviamo qualcuno che basa le sue scelte alimentari per raggiungere l’illuminazione. Piuttosto, le scelte alimentari oggi sono fatte da una semplice voglia fisica, una necessità per dimagrire o prendere peso, una moda passeggera o reazioni psichiche che fanno sì che uno riversi sul cibo il vuoto interiore. Ad ogni modo, l’alimentazione yogica ci da delle linee guida che portano al benessere personale e ed, eventualmente, anche alla salute per migliorare sia lo stato del nostro corpo, come anche quello della nostra mente.

Il livello di benessere psico-fisico nell’alimentazione yogica si basa sulla scelta accurata degli alimenti più adatti al nostro organismo, piuttosto che a una regola universale valida per tutti.

 

Scelta degli alimenti

Secondo lo yoga, gli alimenti vanno scelti in base ad alcuni fattori elencati qui di seguito:

 

I TRE GUNA

I tre guna, sono le tre proprietà o caratteristiche di ogni cosa che ci circonda, ossia la materia. La qualità va definita secondo la qualità vibrazionale della materia, alla presenza del prana, ossia l’energia vitale di ogni cosa. L’energia vitale, che nel suo fluire passa attraverso ogni cosa, in alcune di più che in altre. Di solito i tre guna non sono in equilibrio, ce né sempre uno che predomina sugli altri due. I tre guna sono:

– SATTVA: forza senziente, fluire armonioso e regolare dell’energia

– RAJA: forza mutativa, fluire agitato e disordinato dell’energia

– TAMAH: forza statica dell’energia, inerzia

 

Vediamo per esempio, che i tre guna si trovano anche nel ciclo vitale. Ad esempio, quando un fiore cresce si trova nella fase rajasica, ossia quella mutativa. Quando il fiore sboccia, esso si trova nella fase sattvica, ossia la fase senziente. E per ultimo, quando il fiore appassisce, esso si trova nell’ultima fase del suo ciclo vitale, ossia la fase tamasica, o la fase statica.

Dobbiamo immaginare il ciclo vitale come un cerchio, dove Raja è l’acceleratore delle direzioni, tamah è la forza che spinge verso la materia (verso il basso), la concretezza. Sattva risulta la forza che spinge verso il sottile (l’alto). Si crea dunque un circolo vitale di energia che continua a girare perpetuamente per raggiungere gli strati più sottili dell’universo.

 

Ogni alimento, come ogni cosa di questo universo, è caratterizzato da una concentrazione diversa di questi tre fattori: certi alimenti hanno una forte caratteristica rajasica che li rende eccitanti, altri cibi avendo una forte componente tamasica rendono la mente cupa e il corpo molto grezzo, intasando il nostro corpo sottile.

Il cibo giusto per lo yogi è quindi quello sattvico, che fornisce al corpo e alla mente un’energia di buona qualità e con una vibrazione armonica. Un cibo quindi che favorisce la pratica della meditazione e dello yoga.

Vediamo quindi come si suddividono i vari alimenti secondo questo sistema:

– Cibo sattvico: cereali, frutta, verdura, latte/latticini, semi oleosi, legumi, tuberi, spezie leggere, zucchero, miele, sale

– Cibo rajasico (da consumare moderatamente o occasionalmente): spezie forti, caffè, cacao, bevande gassate o dolcificate

– Cibo tamasico (da evitare): carte, pesce, uova, funghi, aglio e cipolla, porri, alcool, tabacco, droghe, formaggi piccanti, cibi non freschi

In base a come viene coltivato un determinato alimento, o come viene trattato e consumato, esso può a sua volta cambiare la sua qualità da rajasico a sattvico, e viceversa.

 

alimentazione_yogica

 

CONCETTO DI VITA

Un alimento sano porta con sé energia vitale, un alimento meno sano porterà al suo interno meno energia vitale. Per questa ragione, uno yogi non mangia cibi considerati morti. La carne con tutti i suoi derivati, il pesce e i frutti di mare sono alimenti che arrivano già morti sul nostro piatto. Il nostro corpo potrà prendere da questi alimenti le sostanze nutrienti ma non prenderà certo una buona dose di energia vitale o prana, in quanto questa ha già abbandonato la parte fisica dell’alimento. Per questa ragione, e per le caratteristiche degli alimenti in base ai tre guna, vediamo che l’alimentazione yogica è un’alimentazione vegetariana.

 

DIGIUNO

L’alimentazione yogica prevede dei digiuni regolari per rafforzare il sistema immunitario e pulire l’organismo da tossine ed elementi negativi raccolti attraverso il cibo e l’ambiente, ma sopratutto il digiuno nell’alimentazione yogica è utilizzato per fare spazio nella mente e nel corpo alla tranquillità per la meditazione. Nel momento in cui la mente sarà calma, allora potremo pensare allo spirito, al cuore e alla meditazione, che è lo scopo dell’esistenza umana. Infatti, attraverso la meditazione, riusciamo via via a modificarci, a capire cosa dobbiamo mangiare, a riconoscere i nostri errori e a scoprire chi siamo veramente. Pertanto, liberi dai condizionamenti e guidati da una nuova consapevolezza, ci accorgeremo che non sono i cibi a renderci spirituali, ma è lo sforzo spirituale o sadhana che fa evolvere la nostra coscienza, aiutandoci a comprendere come e di che cosa alimentarci.

UPAVASA

L’upavasa è il digiuno nello yoga tradizionale. La parola upavasana deriva da “vas” (stare, essrre, vivere) con il prefisso “upa” (insieme, vicino). E’ la pratica dove uno cerca di essere vicino a sé stessi o a Dio, l’assenza di un soggetto o oggetto nella parola spesso vuol dire Brahaman, dio, o il sé. Così, possiamo tradurlo letteralmente “vicinanza a Dio”. Essere vicini a Dio vuol dire anche non lasciare che i nostri pensieri vaghino a destra e sinistra, ma piuttosto dedicarsi alle preghiere e la meditazione. Per questo, durante il digiuno non c’è solo l’astinenza al cibo, ma si cerca di limitare anche l’attività fisica per dedicarsi piuttosto alle preghiere e la meditazione.

Il digiuno è contemplato come un momento di pausa per il nostro organismo, ma sopratutto come tempo che normalmente viene impiegato per la digestione, ma che per lo yogi viene invece investito per meditare. L’energia utilizzata per preparare da mangiare e digerire è energia che si può risparmiare per la meditazione. In questo caso, il digiuno è associato alla pratica della meditazione.

Inoltre, durante il digiuno il corpo utilizza il tempo e l’energia risparmiata per liberarsi dalle tossine accumulate e per guarirsi e rigenerarsi. L’assenza di cibo da anche al nostro sistema un meritato riposo, permettendogli così di ripartire con rinnovato vigore ed efficienza. Il digiuno viene praticato in armonia con la natura, particolarmente seguendo le fasi lunari, e il periodo in cui si pratica il digiuno, viene chiamado Ekadashi.

EKADASHI

L’ekadashi è l’unidicesimo giorno (tithi) tra la luna nuova (amavasya) e la luna piena (purnima). Per l’induismo e il jainismo, questo giorno è considerato un giorno spirituale nel quale si svolge un digiuno totale che dura tre giorni.

Tipi di digiuno per l’occidente:

– “Salto cena”: tutti lo possono fare, ed è altrettanto efficace

– Solo frutta: c’è ancora la gestualità del mangiare, non è così drastico psicologicamente

– Solo succhi: uguale a solo frutta ma senza la gestualità del masticare

– Solo acqua

– Secco: è il punto d’arrivo, non la partenza. Si può fare solo se si è in buona salute

Il digiuno è considerato una pratica espansiva. Per digiunare, e che abbia gli effetti benefici, bisogna veramente voler digiunare, non cercarlo come una scusa per dimagrire o perché va di moda. Se uno si vive male il digiuno, farà più danni che benefici. Tra i benefici troviamo un nuovo contatto con il senso della fame, si modifica il rapporto che si ha con il cibo e la fame. Noi tendiamo a perdere il senso di rispetto verso il cibo e il ringraziamento, in questo modo potremo essere in grado di riacquistarlo. Importante è di fare la transizione in maniera morbida e graduale.

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